La terapia idropinica
rappresenta un particolare tipo di cura che si avvale dell’introduzione
nel nostro corpo di un certo tipo e di una certa quantità di
acqua, attraverso il bere, in grado di produrre significativi effetti
terapeutici sull’organismo.
La principale funzione di tale cura, a basso residuo, si traduce
in un notevole aumento della velocità con la quale il nostro
organismo si depura eliminando le sostanze di degradazione, di rifiuto;
in altre parole attraverso la terapia idropinica a basso residuo
il nostro organismo si disintossica più velocemente.
Il processo di disintossicazione dell’organismo, che non
può prescindere da un’adeguata igiene alimentare, fisica
ed ambientale, avviene, essenzialmente, mediante l’azione
di quattro importanti organi che eliminano le scorie dal nostro
corpo:
· L’intestino, attraverso le feci
· I reni, attraverso l’urina
· La pelle, attraverso il sudore
· I polmoni, attraverso la respirazione (espirazione)
L’acqua agisce contemporaneamente su tutti e quattro gli
organi suddetti,
rendendo più rapido ed efficiente il processo di eliminazione
delle scorie.

Le linee guida dei consumi alimentari degli italiani proposte dal
Ministero della Salute (LARN), suggeriscono di assumere un millimetro
d’acqua al giorno per chilo di caloria consumata; quindi un
uomo di media corporatura che non fa molta attività fisica
dovrebbe ingerirne circa 2litri – 2 litri e mezzo, ed una
donna con le stesse caratteristiche 1,7 – 2 litri. Nelle terapie
idropiniche a basso residuo tali quantità possono persino
triplicarsi!!!
Non tutte le terapie idropiniche sono uguali e non tutte possono
avere gli stessi effetti: la differenza la fa il tipo di acqua utilizzata.
Molti studi dimostrano come l’acqua minerale non sia una
semplice bevanda, ma presenti caratteristiche biologiche presenti
negli elementi in essa disciolti che le conferiscono importanza
e proprietà diverse.
Di fondamentale importanza è la conoscenza dei diversi
tipi di acque minerali da bere che sono classificate in base al
loro RESIDUO FISSO a 180°. Tale valore che, per legge deve comparire
su ogni etichetta di un’acqua minerale in commercio, esprime
la quantità complessiva dei sali disciolti nell’acqua:
quindi un basso residuo fisso identificherà un’acqua
con pochi sali, cosiddetta “leggera”, e viceversa.
Le acque minerali vengono così classificate:
Acque minimamente mineralizzate
sono acque minerali con un residuo fisso inferiore o uguale a 50
mg/litro
Acque oligominerali
sono acque minerali con residuo fisso compreso tra 51 e 500 mg/litro
Acque medio minerali
sono acque minerali con residuo fisso compreso tra 501 e 1500 mg/litro
Acque ricche di sali minerali
sono acque minerali con residuo fisso superiore a 1500 mg/litro
La terapia idropinica a basso residuo, prevede l’assunzione
di grandi quantità (3, 4, 5 litri al giorno) di acqua minimamente
mineralizzata; tale tipo di acqua presenta, come già detto,
minime quantità di sali in essa disciolti, quindi il suo
assorbimento intestinale è rapidissimo.
Tutto questo rende estremamente veloce il processo di depurazione
a cui si è accennato in precedenza e facilita un aumento
della diuresi senza affaticare la funzione dei reni.
Tuttavia va ricordato che, per reintegrare l’organismo di
sali minerali, ad esempio dopo un’abbondante sudata, l’acqua
minimamente mineralizzata non è indicata in quanto “povera”
di sali.
Durante la terapia idropinica a basso residuo, l’acqua in
oggetto può essere assunta in qualsiasi momento della giornata
anche se è preferibile berla a stomaco vuoto, non fredda
e non gassata, proprio per facilitarne la velocità di assorbimento.

Data ultima revisione: Gennaio 2007