Postural Rearrangement And Lymphatic Drainage
Metodo globale per ottimizzare l’equilibrio
psico-fisico
Premessa

Il P.R.A.L.D. è una metodica innovativa che nasce dall’intuizione
di due professionisti, impegnati nel campo della medicina anti-aging
e della riabilitazione funzionale, con la finalità di migliorare
la qualità della vita.
Parlando di qualità di vita, però, è
indispensabile tenere presente dei concetti fondamentali:
- Livello di vita, che esprime l’entità
delle risorse disponibili
- Stile di vita, che esprime il modo in cui le risorse
vengono utilizzate
- Qualità di vita, che esprime la possibilità
di utilizzare al meglio tali risorse
Risulta chiaro, quindi, come il concetto di qualità
della vita sia, purtroppo, limitato a quei paesi che, come
l’Italia, presentano un elevato grado di benessere,
non devono lottare per la sopravvivenza, ma per aumentare
l’aspettativa di vita.
Alla fine del secolo scorso era proprio l’Italia
a detenere questo importante primato con un’età
superiore agli 82 anni; recenti studi, però, ritengono
che entro il 2010 saremo superati dal Giappone e, probabilmente,
anche dalla Francia.
Giappone e Francia, infatti, accanto agli USA, negli ultimi
dieci anni, stanno investendo grandi risorse per modificare
i diversi stili di vita e per migliorare, quindi, la qualità
di vita.
Si sente sempre più spesso parlare del fatto che,
in Italia, ci avviciniamo sempre più ad essere un
popolo di vecchi, esprimendo un concetto negativo e fortemente
limitante per lo sviluppo del paese.
In realtà, una popolazione con un gran numero di
anziani può essere dotata di grandi capacità
se anche l’efficienza di un individuo non più
giovane si esprime al massimo.
La medicina anti-aging è impegnata a studiare l’età
biologica dell’individuo e, dunque, a rallentare i processi
di invecchiamento migliorando l’efficienza psico-fisica.
L’A.R.P.A. Medica (Aging Research for Prevention and
therapy Association) è stata la prima in Europa e
nel mondo assieme ad un altro istituto in Giappone, ad aver
messo a punto nel 2001 un esclusivo protocollo di valutazione
dell’età biologica dell’uomo, per cui
oggi possiamo conoscere la nostra vera età e, attraverso
interventi non invasivi, renderla molto più “giovane”
rispetto all’età anagrafica.
Il processo di invecchiamento inizia già dopo i
20 anni e si manifesta con una progressiva perdita delle
funzioni psichiche e fisiche alla base della nostra vita.
Ecco alcuni tra i principali segni e sintomi di invecchiamento:
- Riduzione delle capacità di memoria
- Riduzione dell’attenzione
- Riduzione della concentrazione
- Disturbi del sonno
- Diminuite capacità sessuali
- Incanutimento
- Calvizie
- Comparsa di rughe e macchie cutanee
- Aumento della secchezza e della sensibilità cutanea
- Cheratosi senili
- Lesioni cutanee precancerose
- Riduzione dei movimenti articolari
- Diminuzione della massa muscolare e aumento della massa
grassa
- Riduzione della funzione immunitaria
- Aumentata vulnerabilità nei confronti delle malattie
- Progressivo incurvamento della colonna vertebrale
- Vizi di postura progressivamente sempre più marcati
- Andatura progressivamente stentata
- Aumento dei processi fibrotici
- Riduzione delle capacità respiratorie
- Riduzione della sintesi di ormoni e neurotrasmettitori
- Aumento del rischio cardio-vascolare
- Diminuzione di energia
- Distress e, conseguentemente, ansia e depressione
Il
protocollo anti-aging ARPA prevede la valutazione di otto distretti
del nostro organismo, maggiormente sensibili al processo di invecchiamento:
- Cerebrale
- Immunitario
- Ormonale
- Cellulare (stress ossidativo)
- Cardio-vascolare
- Composizione corporea
- Muscolo-scheletrico
- Cutaneo
Ognuno degli otto distretti in esame viene esaminato attraverso
indagini neuro-psicologiche (test), ematochimiche e strumentali,
valutando circa 20 – 30 parametri per ognuno ed, infine,
la relativa età biologica (ad es. età cerebrale,
età immunitaria, età cutanea, ecc.). La media
ponderata (non tutti gli otto distretti hanno la stessa
importanza nei confronti dell’invecchiamento!) di
tutti i distretti darà l’età biologica
dell’individuo in oggetto.
Attraverso la correzione dei singoli parametri esaminati
(in tutto oltre 160!), saremo in grado di ripristinare gli
equilibri perduti riducendo l’età biologica
senza interventi farmacologici e non invasivi, rallentando,
in questo modo, il fisiologico processo di invecchiamento.
Come ben chiaro, tutti gli interventi sono impostati nei
confronti dei danni causati dai fattori esterni, fattori
che dipendono dal nostro stile di vita.
L’invecchiamento, infatti, è causato solo
per un terzo da fattori genetici, sui quali ancora non siamo
in grado di lavorare, e per ben due terzi da fattori esterni,
ragion per cui ognuno di noi è responsabile per circa
il 70% del proprio invecchiamento.
Il protocollo anti-aging non rappresenta un convenzionale check
up per scoprire malattie, ma un’indagine eseguita su individui
sani volta ad individuare lo stato di usura dell’organismo.
Gli interventi di prevenzione e/o di cura successivamente,
si avvalgono di diverse metodiche non invasive. Una di queste
è rappresentata dal P.R.A.L.D. che, come vedremo
in seguito, agisce contemporaneamente su quattro degli otto
distretti precedentemente descritti: cerebrale, immunitario,
corporeo, muscolo-scheletrico.
Le fasi del P. R. A. L. D.
Il P.R.A.L.D. è costituito da tre fasi:
- VALUTAZIONE
- ESECUZIONE
- MANTENIMENTO
Prima fase: la valutazione
Rappresenta, senza dubbio, la fase più importante di
tutta la metodica in quanto ci consente di capire in quale
direzione dobbiamo orientare il nostro intervento.
E’ questa una fase che può vedere coinvolte
diverse figure professionali, a seconda delle diverse indagini
da eseguire.
Il P.R.A.L.D. è, infatti, una metodica che può
essere eseguita isolatamente dal singolo operatore, debitamente
formato, ma può anche fare parte di un protocollo
più ampio e complesso come è, ad esempio,
quello anti-aging o quello vascolare o quello di medicina
estetica.
L’Anamnesi è il primo passo da seguire nell’ambito
della valutazione per individuare eventuali problemi, patologie
o cure, passate, pregresse o in atto. Fondamentale è,
in questa fase, capire eventuali abitudini comportamentali
e stili di vita potenzialmente responsabili del problema
presente. E’, infine, importante individuare le aspettative
della persona che si sottopone alla metodica per poter rassicurare
o, viceversa, disilludere su eventuali particolari effetti
terapeutici.
L’esame posturale, quindi, attraverso l’esame
obiettivo, il rilievo podografico dell’impronta plantare
e manovre da eseguire prima in posizione eretta e quindi
in posizione supina.
La VALUTAZIONE, come accennato in precedenza, può
anche essere affiancata da indagini vascolari (valutazione
flebo-linfologica), da indagini neuro-psicologiche (test
per la valutazione dello stress), da indagini di medicina
estetica (valutazione della cosiddetta “cellulite”)
o, addirittura, può far parte del protocollo anti-aging
per la valutazione dell’età biologica.
Seconda fase: l'esecuzione
Prima di parlare delle diverse manovre manipolative è
bene fare una breve storia del massaggio tenendo sempre presente
una distinzione fondamentale tra il massaggio cosiddetto “estetico”,
cioè senza valenza terapeutica, e massaggio “terapeutico”,
dotato di effetti di tipo terapeutico, quale è quello
di cui tratteremo.
Storia del massaggio
Il massaggio è senz’altro il rimedio più
antico adottato dall’uomo per alleviare il dolore, eliminare
la fatica e rinvigorire il corpo e lo spirito. Basti pensare
al gesto istintivo ed universale che si compie nell’esercitare
una pressione su una parte dolente. Il termine “massaggio”
indica l’insieme di diverse tecniche di manualità
praticate sulla cute di una persona. Il termine si dice derivi
dall’arabo “massa” che significa palpare,
secondo altri autori proviene dal greco “massein”
che significa impastare, o dall’ebraico “machec”
il cui significato è maneggiare.
Documenti attestanti le sue origini risalgono al 3.000
a.C. e descrivono una tecnica curativa che prevede l’uso
delle mani. Intorno al 1.000 a.C. la medicina indiana consigliava
a coloro che facevano sforzi fisici di strofinarsi il corpo
con degli oli per ritardare l’insorgere della fatica.
In Egitto, verso il 50 a.C., all’epoca di Cleopatra,
il massaggio veniva praticato dai servi ai loro ricchi padroni,
mentre erano immersi in vasche contenenti acqua profumata.
E’ stato il mondo ellenico ad affinare la tecnica
del massaggio dando ad esso due diverse finalità
legate ai ludi greci: preparare i muscoli degli atleti allo
sforzo fisico e, al termine della competizione sportiva,
defaticare i muscoli dallo stesso sforzo fisico.
Parallelamente anche la medicina utilizzava il massaggio
per lenire il dolore fisico. Ippocrate, illustre medico,
vissuto nel I secolo a.C., aveva inserito il massaggio nel
suo programma complessivo di cure mediche scrivendo: “Un
massaggio energico lega, un massaggio dolce allenta, uno
sfregamento eccessivo manda in rovina alcune parti, uno
sfregamento moderato le fa sviluppare”.
Si può quindi affermare che in questo periodo nascono
due diverse tecniche di massaggio: una sportiva ed una terapeutica
connessa alla medicina.
Anche i Romani, di riflesso ai Greci, coltivarono il massaggio
presso le Terme dove sottoponevano gli ospiti a bagni e
massaggi. Dopo la caduta dell’Impero Romano e durante
il medioevo, tali conoscenze e le pratiche che ne derivarono,
caddero nell’oblio. Successivamente vennero riprese
durante il Rinascimento ad opera di Mercuriale (1530-1606),
medico e ginnasiarca, che riscoprì la medicina Greca
antica e con essa Ippocrate.
Mercuriale scrisse “De arte Gymnastica”, opera
scientifico-pratica, indicando massaggio e ginnastica come
elementi fondamentali di medicina preventiva per mantenere
l’organismo in buona salute.
Il massaggio praticato oggi
Nel corso dei secoli il massaggio si è tramandato di
generazione in generazione, evolvendosi ed adattandosi alle
diverse esigenze e comunque mantenendo come costante l’uso
delle mani come strumenti polivalenti.
Le tecniche usate sono molteplici e si differenziano tra
loro per esecuzione e finalità. I diversi autori,
che hanno studiato scientificamente la materia, sono concordi
nel classificare il massaggio nei sottoindicati ceppi principali:
classico, connettivale reflessogeno, trigger point miofasciale
e zonale.
IL MASSAGGIO CLASSICO principalmente si identifica con
il drenaggio linfatico, che associa le diverse tecniche
manuali nate dall’empirismo e codificate attraverso
lo studio della struttura fisiologica vasale dell’uomo.
IL MASSAGGIO CONNETTIVALE REFLESSOGENO, che utilizza il
rapporto reflessogeno esistente fra cute, sistema nervoso
ed organi interni.
IL MASSAGGIO TRIGGER POINT MIOFASCIALE, che favorisce
il recupero della funzionalità muscolare, particolarmente
indicato per contratture, ernie e distorsioni della fascia
muscolare.
IL MASSAGGIO ZONALE, in cui si riconoscono quasi tutte
le tecniche di origine orientale che si basano sulla ricerca
dei meridiani energetici dell’agopuntura allo scopo
di equilibrare l’energia globale del corpo, aggiungendone
dove è in difetto e togliendone dove è in
esubero; ne sono esempi il massaggio Shiatzu ed il massaggio
Plantare e Palmare.
IL MASSAGGIO PSICOTERAPEUTICO, dove la massoterapia è
intesa come ricerca del contatto corporeo e, quindi, come
necessità di stabilire un contatto emozionale.
IL MASSAGGIO POSTCHIRURGICO, come trattamento di rimodellamento
estetico postchirurgico per facilitare il riassorbimento
dell’edema riducendo i tempi di recupero.
L'esecuzione del P.R.A.L.D.
Avendo fatto la precedente doverosa premessa sulle origini,
le classificazioni e le diverse tecniche di massaggio terapeutico,
analizzeremo, di seguito, i TRE diversi momenti della metodologia
manuale del P.R.A.L.D..
A) MASSAGGIO REFLESSOGENO CONNETTIVALE
B) MASSAGGIO TRIGGER POINT MIOFASCIALE
C) DRENAGGIO LINFATICO MANUALE
La finalità di tale metodologia è quella
di stimolare diverse strutture del nostro organismo secondo
una consequenzialità logica e funzionale, metodo
globale, quindi, e non settoriale.
Infatti, anche in questo caso, è doveroso non perdere
di vista come nel nostro organismo nessun sistema opera
in modo isolato e nessun apparato lavora indipendentemente
dall’altro.
L’organismo è, quindi, un sistema aperto
nel quale ogni singolo distretto comunica e collabora con
gli altri per garantire quell’equilibrio dinamico,
metabolico e psico-fisico, che ci permette di essere vivi,
efficienti ed in buona salute.
A) I MOMENTO, stimolazione dell’unità motrice
(motoneurone – fibra nervosa motrice – plotone
di fibre muscolari striate) attraverso la stimolazione dei
propriocettori generali (corpuscoli di Golgi a livello tendineo,
fusi muscolari a livello del muscolo, corpuscoli di Pacini
a livello del tessuto connettivo profondo e delle articolazioni)
per ripristinare le attività fasiche, o motrici,
e toniche, o posturali, di quei muscoli interessati dalla
contrazione o dallo stiramento e identificati nella fase
di VALUTAZIONE. Tale primo momento si attua mediante il
MASSAGGIO REFLESSOGENO CONNETTIVALE.
B) II MOMENTO, stimolazione delle fibre muscolari striate
interessate dalla contrazione ipertonica responsabile del
disequilibrio posturale, precedentemente “preparate”
attraverso la stimolazione dei propriocettori generali.
Tale secondo momento si attua attraverso il MASSAGGIO TRIGGER
POINT MIOFASCIALE.
C) III MOMENTO, stimolazione del Sistema Immunitario e
del sistema di smaltimento linfatico; entrambi posti, attraverso
l’attuazione dei due precedenti Momenti, nelle condizioni
ottimali per una risposta rapida, energica e duratura. Questo
terzo momento del P.R.A.L.D. si attua tramite il DRENAGGIO
LINFATICO MANUALE.
Terza fase: il mantenimento
E’ questa la terza ed ultima fase del P.R.A.L.D.
Dotata della massima importanza in quanto ci consente,
attraverso una “gestione” del paziente a distanza,
di prolungare nel tempo i benefici di un singolo intervento.
Sappiamo come, tanto per i problemi posturali, quanto
per quelli psico-somatici e per quelli veno-linfatici, gli
interventi di tipo riabilitativo, terapeutico e psico-terapeutico,
richiedano spesso una frequenza ravvicinata ed assidua.
Ad esempio, nell’insufficienza veno-linfatica, i
benefici di un intervento di drenaggio cominciano a perdersi
progressivamente già dopo 30 secondi dalla discesa
del paziente dal lettino di terapia.
La fase di mantenimento comporta una serie di indicazioni
di tipo medico, riabilitativo e psicologico, che il paziente
deve seguire tra un intervento e l’altro.
Le suddette indicazioni saranno fornite sulla base della
fase iniziale del P.R.A.L.D., quella di valutazione, nella
quale l’operatore e l’eventuale equipe associata,
avranno avuto modo di riconoscere stili di vita errati o
patologie concomitanti, tali da richiedere un intervento,
indipendentemente dalla seconda fase esecutiva della metodica.
Sarà, quindi, fondamentale far riferimento:
- al tipo di alimentazione (qualitativa, quantitativa,
circadiana)
- al tipo di idropinoterapia (qualitativa e quantitativa)
- al tipo di attività fisica (total body e per
singoli distretti corporei)
- al tipo di abbigliamento
- al tipo di igiene cosmetologica (per il viso e per il
corpo)
- al tipo di condotta sociale (riduzione dei livelli di
stress, ecc.)
- all’eventuale integrazione alimentare (vitamine,
aminoacidi, ecc.)
- all’eventuale supporto fitoterapico (tisane, estratti
secchi, estratti fluidi, tinture madri, ecc.)
- all’eventuale elasto-compressione (bendaggi fissi
o mobili, calze elastocompressive).
Infine, la frequenza e la durata delle applicazioni di
P.R.A.L.D. può essere variabile.
Entrambe dipenderanno dalla situazione del singolo paziente
e dal periodo di inizio del P.R.A.L.D..
Una seduta di P.R.A.L.D., nelle sue tre fasi, potrà
durare da 50’ fino a 120’; certamente la prima
seduta richiederà tempi maggiori a causa della fase
di valutazione, come anche l’ultima seduta, di un
ciclo iniziale, a causa delle diverse indicazioni alla base
della fase di mantenimento.
La frequenza delle sedute di P.R.A.L.D. può certamente
variare a seconda delle condizioni iniziali del paziente,
ma, in generale, è questo un metodo che non richiede
frequenze troppo ravvicinate: un’applicazione ogni
quattro sei giorni, all’inizio, e poi ogni dodici,
venti giorni, fino ad arrivare ad una applicazione ogni
trenta, cinquanta giorni, nel mantenimento.
Quando si può eseguire il P.R.A.L.D.
- Linfedema stadio I,II,III,IV. degli arti
- Flebedema
- Edema post-traumatico e post-chirurgico
- Dermoipodermite (non infetta)
- Dopo interventi di liposuzione
- Ulcera flebolinfopatica
- Panniculopatia edemato-fibrosclerotica (Cellulite)
- Linfedema stadio V
- Edema da rivascolarizzazione
- Algodistrofia
- Post-interventi chirurgici in O.R.L. (odontoiatria,
maxillo-facciali)
- Emiplegia (da ictus o altra patologia)
- In corso di scleroterapia
- Sindromi reumatiche
- Stress (di stress)
- Turbe dell’umore
- Turbe del sonno
- Turbe dell’attenzione
- Turbe della concentrazione
- Turbe ansioso-depressive
- Stipsi
- Algie muscolari
- Dolori mestruali
- In caso di dolori muscolari ed algie varie
- Quando c’è bisogno di limitare l’insorgenza
di edemi e stasi venosa
- Per ridurre i tempi di recupero funzionale di arti traumatizzati
- Prima di una competizione sportiva per caricare l’atleta
di energia e dopo per aiutarlo a recuperare più
velocemente la condizione di partenza
- Nel trattamento degli inestetismi.
Quando non si può eseguire il P.R.A.L.D.
- Insufficienza cardiaca o renale significativa
- Trombosi venosa profonda
- Piodermite o altra infezione cutanea (es. Linfangite)
- Processi infettivi sistemici (batterici-virali)
- Tromboflebite venosa superficiale in fase acuta
- Neoplasie in atto
- Asma bronchiale in fase acuta-subacuta
- In presenza di stati febbrili
- In caso di traumi dei tessuti molli: strappi, stiramenti,
elongazioni, non prima di 10/15 giornicon autorizzazione
medica
- In caso di fratture non prima di 50/60 giorni con autorizzazione
medica
- Nelle donne durante il ciclo mestruale
- Tubercolosi
- Infezioni acute o croniche
Data ultima revisione: Gennaio 2007