Nuovi orientamenti diagnostici e terapeutici
Anche se con gli anni la Medicina Estetica ha esteso i suoi orientamenti
a “tutto campo” diventando una medicina preventiva
per eccellenza volta a migliorare la qualità della vita
di ognuno di noi, la Medicina Estetica forse nasce proprio per
combattere il più noto tra gli in estetismi: la cosiddetta “cellulite”.
La stessa mesoterapia , una metodica della Medicina Estetica è diventata
famosa proprio in quanto impiegata nella "lotta" contro
la "cellulite", nonostante nasca per tutt'altre indicazioni.
Ma che cos'è la "cellulite"?
Ebbene, nonostante il termine “cellulite” coniato
in Francia agli inizi del '900 sia del tutto improprio da un punto
di vista istopatologico per definire la condizione in oggetto, è stato
definitivamente accettato dalla gente ed anche da diversi medici
vista la sua diffusione universale tanto da comparire anche in
testi scientifici in lingua inglese come "cellulitis".
In genere col termine "cellulite" viene identificata
una particolare condizione morfologica, spesso ritenuta antiestetica
che costituisce il cruccio di numerose donne le quali presentano
accumuli volumetrici della regione trocanterica e sottotrocanterica
con particolari cosce a "cavallerizza" e pelle con numerosi
avvallamenti (cute a "buccia d'arancia", cute a “trapunta”).
In realtà dobbiamo distinguere bene quattro differenti quadri
clinici che possono essere responsabili dell'aspetto suddetto,
ma che devono essere debitamente divisi:
- 1° Accentuazione del preesistente Habitus Ginoide
- 2° Ipotonia muscolare ed in particolare dei muscoli glutei
- 3° Pannicolopatia Edemato Fibro Sclerotica (P.E.F.S.)
- 4° Eccesso di Adiposità Localizzata (A.L.).
Quindi nella visita di Medicina Estetica, quando alla nostra osservazione
arrivano pazienti che lamentano gli antiestetici "cuscinetti",
dobbiamo giungere ad una corretta diagnosi differenziale che, avendo
distinto i suddetti quadri clinici, dia poi le giuste indicazioni
terapeutiche.
- 1° Accentuazione del preesistente Habitus Ginoide
L'Habitus, ossia la conformazione, la costituzione morfologica
umana, può essere classificato in androide, tipico dell'uomo
e che vede una distribuzione del tessuto adiposo prevalentemente
a carico della metà superiore del corpo, ed in ginoide,
tipico della donna e che vede una distribuzione del tessuto adiposo
prevalentemente a carico della metà inferiore del corpo
accanto ad una accentuazione della struttura ossea del bacino rispetto
alle spalle.
Con ancora maggiore precisione Sjomstrom nel 1985 ha definito una
costituzione o Habitus ginoide quella che vede una predominanza
del grasso al di sotto della linea ombelico-disco L4-L5 e che nella
donna rappresenta in media il 54% del grasso totale.
Garn fa inoltre rilevare che nel sesso femminile prevale l'accumulo "esterno" di
lipidi (tessuto adiposo sottocutaneo), cioè nel pannicolo
adiposo, invece il sesso maschile mostra una selettiva preferenza
per l'incremento della quota di grasso intorno agli organi interni
(tessuto adiposo viscerale).
Secondo Pinkus le differenze macroscopiche del rivestimento esterno
del corpo dipendono essenzialmente dalle modalità di distribuzione
del grasso, nel senso che il sesso maschile presenta una distribuzione
più uniforme e diffusa, mentre in quello femminile vi sono
concentrazioni elettive in determinate zone.
Questo è vero in linea di massima dal momento che anche
tra donne può esistere una distribuzione del tessuto adiposo
prevalentemente di tipo androide o ginoide.
In letteratura sono riportati diversi tentativi di classificazione
e di definizione morfologico-strutturale:
Bayer parla di tipi "Diana", "Venere", "Rubens" e "Amazzone",
ricorrendo alle arti figurative per un immediato inquadramento
della situazione contingente.
Skerlj distingue tra un "Typus feminius normalis", un "Typus
subtrochantericus" dove l'accumulo di grasso si manifesta
a calzoni di cavallerizza, un "Typus superior" con prevelenza
dell'abnorme deposizione di grasso nelle parti superiori del corpo
ed infine un "Typus inferior" con accumulo in quelle
inferiori; distingue inoltre un "Typus steatomammalis" ed
un "Typus steatopygicus", caratterizzati dall'accumulo
di grasso rispettivamente nelle regioni mammaria e glutea.
Sigaud, affermando che “la forma dell’uomo si modella
sopra gli ambienti che lo circondano”, distingueva un tipo
digestivo, un tipo respiratorio, un tipo muscolare ed
un tipo cerebrale.
Sheldon diversificava in base alla natura embriologica un tipo
endomorfo, un tipo ectomorfo ed un tipo mesomorfo.
Per Clauser la distribuzione delle masse di grasso varia con l'età,
scendendo da sedi craniali a sedi caudali; è un fatto accertato
che, a partire dai 30 anni, si hanno modificazioni dei vasi sanguigni
del sottocutaneo, ma è altresì vero che la donna
in menopausa presenta una ridistribuzione del tessuto adiposo di
tipo androide.
Bahners ritiene che ci sia una predisposizione genetica determinante
il tipo elettivo di distribuzione di accumuli di grasso, indipendentemente
dal fatto che vi sia o meno una adiposità.
E' bene ricordare che le diverse valutazioni strutturali prendono
in esame la distribuzione del tessuto adiposo perchè è proprio
della morfologia scheletrica di tipo ginoide un accumulo di grasso
nella regione trocanterica anche in donne molto magre che hanno
quindi un ridottissimo pannicolo adiposo sottocutaneo.
Infine Brian ha classificato un tipo longilineo, un tipo
mediolineo ed un tipo brevilineo e per ciascuno ha
distinto la variante armonica da quella disarmonica e da quella
cosiddetta displastica.
Queste differenze possono essere influenzate oltre che da fattori
genetici ed ormonali -il tessuto adiposo della regione trocanterica è specificatamente
regolato dagli ormoni sessuali femminili- anche da condizioni climatiche,
etniche e geografiche (silhouette anglosassone/silhouette mediterranea).
Anche la cultura, il grado di civilizzazione e di benessere hanno
potuto influenzare nel tempo certi paradigmi infatti nella attuale
società occidentale(in particolare in Europa ed in Nord
America), la grassezza è rifiutata, mentre in numerose altre
società il sovrappeso e l'abbondanza di certe forme sono
requisiti essenziali di bellezza.
Non è escluso, però, che questi ideali di bellezza,
che si traducono in scelte sessuali, abbiano un remoto riferimento
alla fecondità. D'altro canto l'eccesso di adiposità glutea
e crurale non è altro che l'accentuazione del dimorfismo
sessuale tipico della razza umana.
Anche fattori razziali e genetici sono implicati nella spiegazione
di tale dimorfismo:
i fattori razziali sono particolarmente evidenti in alcune etnie africane
dove le donne (Boscimane e Ottentotte) hanno accumuli di adipe alle natiche
e alla radice delle cosce che simulano masse lipomatose e i fattori genetici
sono evidenziati dalla occorrenza familiare in più membri di diverse
generazioni di "silhouette" determinate anche dalla localizzazione
dei depositi di grasso.
Tuttavia ripeto come sia importante non dimenticare differenze
interindividuali e individuali considerevoli di sensibilità allo
stile di vita e all'ambiente che possono spiegarci come in ambito
europeo possano esistere figure strutturalmente opposte (silhouette
anglosassone/silhouette mediterranea).
A questo proposito è interessante considerare i dati scaturiti
da uno studio prezioso quanto unico nel suo genere, fatto nel 1988
su un gruppo di circa 450 donne selezionate dal nord a sud dell'Europa
per valutare la possibile correlazione tra distribuzione del tessuto
adiposo e fattori di rischio cardiovascolare.
In questo studio sono state prese in esame tutte donne di 38 anni
selezionate in cinque diverse città europee ed in particolare:
- Ede (Olanda);
- Varsavia (Polonia);
- Gotheborg (Svezia);
- Verona (Nord Italia);
- Afragola (Sud Italia).
Sono state quindi diversificate cinque popolazioni femminili campione
per Nord Europa (Svezia), Est Europa (Polonia), Centro Europa (Olanda
e Nord Italia) e Sud Europa (Afragola).
Questi soggetti sono stati oggetto di valutazioni e di misurazioni antropometriche
ed in particolare: peso, altezza, BMI, plicometria (tricipitale, bicipitale,
sottoscapolare, sovrailiaca, mesogastrica o paraombelicale e ipogastrica),
inoltre sono state misurate circonferenze nel soggetto in stazione eretta (dopo
aver completato la espirazione), del petto, della vita, dei fianchi e delle
cosce.
I dati scaturiti da questo studio, come ho detto, unico nel suo
genere in quanto a numero di soggetti esaminati (gli unici due
studi di questo tipo sono stati fatti in USA per mettere a confronto
soggetti diabetici con non diabetici in un piccolo gruppo di appena
33 donne senza procedere a tutte le misurazioni di cui parlavo
prima) sono molto interessanti per affermare, dati alla mano, come
esistano notevoli differenze di struttura anche tra le diverse
popolazioni europee.
Infatti, scaturisce come le donne di Afragola, un paesino vicino Napoli,
presentino una statura più bassa, un BMI più elevato e soprattutto
una circonferenza dei fianchi sensibilmente superiore a quella delle altre
popolazioni femminili europee.
E' altresì interessante considerare come queste differenze
esistano anche a proposito dei fattori di rischio cardiovascolare,
in quanto lo studio mette in evidenza che le donne sud europee
o mediterranee, accanto ad una silhouette meno longilinea e più marcatamente
ginoide rispetto alle altre popolazioni femminili, presentino valori
di colesterolo totale e di trigliceridi più bassi nonché di
HDL più elevati. Tutto ciò è di per sé indicativo
delle differenze alimentari oltre che socio-economico culturali
che possono magari rendere più evidenti certe conformazioni.
Questo significa che è più facile trovare tra la
popolazione femminile di Afragola donne in sovrappeso, indipendentemente
dall'Habitus, rispetto a quelle di Varsavia, e ciò in diretta
relazione con l'alimentazione influenzata dalla qualità degli
alimenti e soprattutto dal fatto che le donne del sud, almeno fino
ad alcuni anni fa, conducevano una vita meno dinamica e più portata
ad un frequente contatto con il cibo.
Da ciò si evince che donne che presentano già strutturalmente
un Habitus ginoide e che sono brevilinee, all'aumentare del BMI
modificano in maniera ancora più evidente la loro silhouette.
Posso affermare, però, che non esiste un Habitus migliore
di un altro. Ogni struttura corporea, infatti, ha di per
sé caratteristiche potenzialmente favorevoli o sfavorevoli
per ciò ciascun individuo dovrebbe cercare di mantenere
un equilibrio psicofisico che tenda ad avvicinarsi a ciò che
di meglio può ottenere che è poi anche il compito
principale della Medicina Estetica.
Così, qualora il quadro clinico presenti una accentuazione
eccessiva dell'Habitus Ginoide dove un diametro bitrocanterico
risulta molto superiore al diametro biomerale, non è necessaria
alcuna terapia ma, accanto ad un corretto inquadramento delle abitudini
di vita, sarà importante un' attività fisica specifica
per i muscoli della parte superiore del corpo ed in particolare
per quelli delle spalle e delle braccia che favorisca l'aumento
di volume di queste zone riarmonizzando così una disarmonia
manifesta.
- 2° Ipotonia muscolare dei muscoli glutei
In questo caso possiamo avere un quadro che mette in evidenza i
cosiddetti "cuscinetti" senza che vi sia alcuna alterazione
a carico dei tessuti della zona trocanterica; sarà causato
da una "caduta" per gravità del tessuto adiposo
dovuta ad una mancanza di sostegno da parte dei muscoli glutei.
L'intervento terapeutico dovrà essere impostato a ripristinare
il mancato "sostegno", tonificando i muscoli glutei,
procedendo dapprima ad ottenere un trofismo e successivamente una
ipertrofia tale da costituire un' impalcatura di sostegno.
Questo è possibile mettendo in atto un corretto programma
di attività fisica mirata, con un'alimentazione adeguata
(che apporti un giusto quantitativo di proteine), affiancata, se
necessario, da specifiche integrazioni, ma soprattutto attraverso
l'elettrostimolazione muscolare che preveda uno specifico
protocollo di lavoro per ottenere il trofismo prima e l'ipertrofia
poi.
Vengono utilizzate apparecchiature di tipo professionale che siano
in grado di produrre un'adeguata contrazione del muscolo interessato,
utilizzando correnti elettriche di tipo quadro o correnti di Coz
(più dolci rispetto alle precedenti).
Una volta posizionati gli elettrodi (ce ne sono di diversi tipi:
da quelli adesivi a quelli a gel di contatto, a quelli più classici
imbevuti d'acqua) sui capi muscolari dei muscoli interessati, si
procede alla stimolazione con contrazioni muscolari di durata progressivamente
maggiore da 1 a 8 secondi, e con pause di tempo doppio rispetto
al tempo di contrazione. Questo programma prevede frequenze di
almeno due o tre applicazioni alla settimana di circa un'ora ciascuna
per un periodo variabile dalle quattro alle otto settimane a seconda
delle condizioni del muscolo e, ricordo, ci servirà a dare
trofismo, non ipertrofia.
L'ipertrofia muscolare, che servirà a dare un sostegno definitivo
al muscolo, ma che comporterà anche danni strutturali a
livello delle fibre muscolari (fibrosi da microlesioni) potrà essere
ottenuta successivamente al primo periodo di terapia modificando
la durata del tempo di contrazione (qui superiore agli otto secondi)
e le pause (qui dimezzate rispetto al tempo di contrazione). A
seconda delle condizioni preesistenti del muscolo, la durata della
terapia per l'ipertrofia andrà dalle 3 alle 6 settimane
con la stessa frequenza settimanale e la stessa durata. Il mantenimento
del tono muscolare sarà poi garantito dal proseguimento
della corretta attività fisica nonché da un possibile
programma di richiamo con elettrostimolazione, magari periodicamente,
ma sempre con gli stessi principi terapeutici enunciati precedentemente.
Naturalmente tutto ciò richiede un notevole impegno di
tempo, ma ritengo che risultati apprezzabili possano essere ottenuti
seguendo il suddetto protocollo e che le cosiddette terapie "fai
da te" possano essere utili in qualche modo solo nell'ultima
parte del programma (mantenimento) dopo un attento monitoraggio
da parte del Medico sulla base della risposta biologica ottenuta.
- 3° P.E.F.S. Pannicolopatia Edemato Fibro Sclerotica
E’ questo il quadro caratteristico responsabile della classica
pelle a “buccia d’arancia” , quello che molti,
impropriamente, definiscono “Cellulite” o “Cellulite
vera”. La definizione di P.E.F.S. è stata coniata
da S.B. Curri dopo un lungo e attento studio ultrastrutturale del
tessuto sottocutaneo (modificazioni del microcircolo e del tessuto
connettivo). Lo stesso Curri più volte ribadiva come il
termine di “Cellulite” fosse proprio da cancellare
perché sbagliato e fuorviante nel definire questa isto-angio-patia
dove il primum movens è rappresentato da alterazioni del
microcircolo che finiscono per produrre danni a catena anche a
livello del tessuto adiposo. In realtà recenti studi con
risonanza magnetica, mettono in evidenza come il tessuto adiposo
interessato da tale affezione subisca delle profonde modificazioni
forse addirittura contemporaneamente al danno vascolare, il che
mi suggerisce di proporre un termine forse ancora più indicato:
Adipocitòsi.
P.E.F.S. FATTORI PREDISPONENTI
- Razza occidentale
- Ereditarietà
- Scarsa componente muscolare
P.E.F.S. FATTORI SCATENANTI
- Difetti posturali e difetti dell’appoggio plantare
- Prolungata stazione eretta
- Dieta ipoproteica, ipovitaminica, ipercalorica e povera di
fibre
- Impiego di vasodilatatori periferici, calcioantagonisti, anticoncezionali
- Vita sedentaria
- Gravidanza
- Cattive abitudini:
- gambe vicino a fonti di calore
- gambe flesse per diverse ore
- uso di calzature e di abbigliamento non idonei
- bagni in vasca con acqua a più di 30°
- prolungate esposizioni al sole a gambe coperte
Sulla base degli studi di Curri è stato possibile distinguere
4 stadi evolutivi della P.E.F.S. ed in particolare:
1° stadio = edema
2° stadio = sclerosi
3° stadio = fibrosi e fibrosclerosi con micronoduli
4° stadio = epatizzazione e sovvertimento strutturale con macronoduli.
ISTOLOGIA DELLA P.E.F.S.
1° STADIO
- Edema e lipoedema
- Dissociazione adipocitaria
- Ectasie capillaro-venulari
- Microaneurismi
- Stasi microcircolatoria
2° STADIO
- Manifestazioni abiotrofico-regressive degli adipociti
- Microangiopatia cutanea ed ipodermica
Dilatazione massiva dei microvasi e delle venule
- Sclerosi dei dispositivi di blocco
- Ipossidazione distrettuale
- Microemorragie
3° STADIO
- Dissociazione e rarefazione adipocitaria
- Incapsulamento degli adipociti degenerati in MICRONODULI
- Scompaginamento del confine dermo-epidermico
- Iniziale sclerosi del connettivo dermico
- Massive ectasie capillaro-venulari
- Microaneurismi e microemorragie diffuse
4° STADIO
- Scomparsa della tipica lobulazione adipocitaria
- MACRONODULI incapsulati da tralci connettivali
- Liposclerosi diffusa
- Microvaricosità venulo-venose
- Diffusa stasi microcircolatoria
ESAME OBIETTIVO DELLA P.E.F.S.
1° STADIO
- Aumento della pastosità cutanea
- Riduzione dell’elasticità
- Aumento della plicabilità
- Ipotermia distrettuale
- Pinch test negativo
2° STADIO
- Accentuazione di tutte le caratteristiche del 1° stadio
- Pinch test negativo
3° STADIO
- Pelle a “buccia d’arancia”
- Fine-granulia dei piani profondi alla palpazione
- Elasticità ridotta con aree di flaccidità cutanea
- Pinch test talvolta positivo
4° STADIO
- Cute a “trapunta”
- Pallore zonale
- Flaccidità
- Abnorme plicabilità
- Pinch test positivo
Oltre ad un attento esame obiettivo è' possibile distinguere
i quattro stadi dapprima con un'indagine utile come screening di
base, ma alquanto imprecisa (termografia da contatto) e poi con
ecografia dei tessuti molli attraverso la quale distinguere i diversi
aspetti del sottocutaneo. Utile e preciso invece risulta un’analisi
con videocapillaroscopia per mettere in evidenza gli aspetti del
microcircolo.
Potremmo lavorare meglio quando gli stadi non saranno troppo avanzati
(I e II stadio), utilizzando terapie che tendano a migliorare gli
scambi microcircolatori e a ridurre l'edema come ad esempio Mesoterapia
flebotonica, antiedemigena e soprattutto la Carbossiterapia.
Diversamente (III e IV stadio) il nostro intervento sarà impostato
a ridurre la fibrosi (Mesoterapia fibrinolitica ed eventualmente
US 3MHz) e quindi a migliorare un quadro clinico che, ahimè, è ormai
in parte irreversibile.
Al riguardo si è dimostrata utile l'Endermologie TM; importantissimo
supporto alle terapie mediche risulta il Drenaggio Linfatico Manuale
(sec. Vodder o Ledùc) ed in particolare quello che veda
l’utilizzo di estratto di meliloto (ricco in cumarina) disciolto
in crema base o olio essenziale di cipresso (diluito 1/100 in olio
di vinacciolo) per la sua notevole azione sul microcircolo , il
P.R.A.L.D. nonché presidi termali. Senza alcun senso, a
mio avviso, la liposuzione o altre metodiche lipoclasiche, indicate
invece nelle adiposità localizzate.
- 4° Eccesso di Adiposità Localizzata
- Iperplastica (prepubere)
- Ipertrofica (iperinsulinemica)
- Mista
Alcune zone del nostro corpo anatomicamente sono più facilmente
prede di accumuli adiposi. Sappiamo che nell'Habitus Ginoide le
zone deputate ad ospitare maggiori quantità di grasso sono
quella addominale, quella trocanterica ed anche quella del terzo
inferiore mediale di coscia subito sopra il ginocchio.
Anche qui con un'attenta ecografia dei tessuti molli saremo in
grado di "vedere" se si tratta realmente di un accumulo
adiposo oppure di P.E.F.S. e di che entità sarà lo
spessore del grasso presente. A seconda delle dimensioni di tale
spessore potremo decidere se ricorrere direttamente a terapie chirurgiche
(ad esempio Liposuzione) oppure mediche.
La terapia medica potrà essere impostata a ridurre il tessuto
adiposo con metodiche di tipo lipolitico (riduzione volumetrica
dell'adipocita) come ad esempio la Emulsiolipolisi ultrasonica,
l'Elettrolipolisi o metodiche di tipo lipoclasico (rottura dell'adipocita)
come ad esempio l'Ossigenoterapia, l'ILCUS. Spesso metodiche lipolitiche
e lipoclasiche possono essere associate.
Va da se che in ogni caso la valutazione iniziale fatta durante
la visita comporterà comunque una corretta indicazione alimentare
indipendentemente dal fatto che ci si trovi di fronte a soggetti
in soprappeso o in normopeso.
Chiaramente soggetti in terapia dimagrante potranno presentare
una riduzione del tessuto adiposo localizzato più marcata
se sottoposti contemporaneamente ad alcune tra le metodiche sopramenzionate
(ad esempio Carbossiterapia, Ossigenoterapia) che, aumentando la
quota di ossigeno disponibile, renderanno facilitati i processi
di beta-ossidazione.
TRATTAMENTI nella cosiddetta “Cellulite”
ACCENTUAZIONE DELL’HABITUS GINOIDE
(Peso ideale e parametri nella norma)
- Riarmonizzazione della figura (spalle e torace)
- body building
- elettrostimolazione
- integrazione con proteine ed L-Arginina
PROGRAMMA DI LAVORO del BODY BUILDING:
FORZA RESISTENTE = Carico massimo tra il 40% ed il 60%
del peso corporeo
FORZA MASSIMALE = Carico massimo tra il 70% e l’80%
del peso corporeo
RIPETIZIONE = Il numero successivo dello stesso movimento
ripetuto senza intervallo
SERIE = Il numero delle ripetizioni
N.B.:
- Più è orizzontale la panca più lavora
il pettorale alto
- Più è verticale la panca più lavora il
pettorale basso
- La Forza Resistente serve ad ottenere il Trofismo
- La Forza Massimale serve ad ottenere l’Ipertrofia
- Sotto i 14 anni il carico massimo non deve superare il 40%
- 60% del peso corporeo
PRESCRIZIONE
I FASE ( 20 giorni)
- Carico 0 (Carico minimo con bilanciere da 20Kg)
- Almeno 15 ripetizioni x 3 serie
- Intervalli da 3’ a 30”
II FASE (3 – 4 mesi)
- Forza Resistente
- 12 – 15 – 20 – 30 ripetizioni x 3 serie
- Intervalli di 30” – 15” – 10”
III FASE (2 – 3 mesi)
- Forza Massimale
- 7 – 8 ripetizioni alla massima velocità consentita
- Intervalli da 3’ ad 1’
IV FASE (3 – 4 mesi, mantenimento)
- Forza Resistente
- 12 – 15 – 20 – 30 ripetizioni x 3 serie
- Intervalli da 2’ a 30”
N.B.: un’ora di lavoro sarà sempre costituita da:
- RISCALDAMENTO = 10’
- LAVORO = 40’
- DEFATICAMENTO = 10’ (Stretching per rotatori esterni
omerali e pettorali)
IPOTONIA MUSCOLARE
(Muscoli glutei)
- Tonificazione dei mm. Glutei
- body building
- elettrostimolazione
- integrazione con proteine ed L-Arginina
P.E.F.S.
(Esame Doppler negativo)
- Farmaci vasculotropi ed antiedemigeni (I stadio)
- Farmaci fibrinolitici (II stadio)
- Drenaggio Linfatico Manuale
- Schema isoproteico sec. Blackburn e riequilibrio alimentare
- T.I.B.R. (Terapia Idropinica a Basso Residuo)
- P.R.A.L.D.
- Carbossiterapia
- Termalismo
ECCESSO DI ADIPOSITA’ LOCALIZZATA
(Peso normale o aumentato - normalità dei rapporti
tra i diametri biomerale e bitrocanterico – esami strumentali
normali ed un eventuale effetto “bordo”)
- Dietoterapia per l’eventuale riduzione ponderale
- Trattamenti lipolitici (emulsiolipolisi ultrasonica – elettrolipolisi),
non producono danno tissutale, sono da preferire nelle adiposità di
tipo ipertrofico o come inizio di trattamento nelle A.L. miste
(tendenza dell’adipocita a mantenere il volume costante).
- Trattamenti lipoclasici (ILCUS, ossigenoterapia, liposuzione)
uniti a D.L.M. e Terapia Idropinica a Basso Residuo per
mobilizzare il materiale derivante dalla clasi.
Troppo spesso, però, sia nella valutazione che nel percorso
terapeutico, si tende a perdere di vista quello che, a mio avviso,
rappresenta il punto di partenza di ogni trattamento della cosiddetta “cellulite”,
e cioè del peso ideale (o desiderabile), affinché vengano
rispettati dei canoni di armonia fondamentali ed imprescindibili.
Oltre a questo è noto e visibile a tutti che anche la
morfologia del nostro corpo subisce dei cambiamenti con lo scorrere
del tempo.
Ci sono infatti numerosi individui che, ad esempio, anche in tarda
età mantengono inalterato e costante il loro peso, ma che
ci appaiono esteticamente differenti, come fossero meno tonici
e più grassi.
Il motivo di questo è da ritrovarsi nella diversa distribuzione
delle tre fondamentali componenti del nostro corpo: acqua, massa
grassa e massa magra.
Semplificando molto potremmo immaginare come il nostro corpo sia
composto da grasso o FAT e da tutto quanto non è grasso
o FFM (Fat Free Mass), cioè muscoli, ossa e liquidi.
In condizioni ideali la percentuale di FAT dovrebbe aggirarsi
intorno al 15%, mentre la FFM intorno al 85%.
E’ facilmente intuibile come, pur mantenendo il peso costante,
tali percentuali possano variare determinando visibili cambiamenti:
ad esempio due individui dello stesso sesso, della stessa altezza
e della stessa età anagrafica possono pesare gli stessi
chilogrammi, ma uno dei due avere FAT 15% e FFM 85% e l’altro
FAT 30% e FFM 70% con la conseguenza che mentre il primo risulterà avere
un fisico in perfetta forma, l’altro un fisico flaccido e
cadente proprio per un eccesso di grasso e per una scarsa componente
muscolare.
C’è un ormone, molto famoso in medicina anti aging
definito da molti medici americani l’ormone dell’eterna
giovinezza, che è l’ormone somatotropo o GH (Growth
hormon) o ormone della crescita, che gioca un ruolo fondamentale
nella composizione corporea. Tale ormone, entra da protagonista
in numerosissime funzioni del nostro organismo: infatti,
tra le tante, regola il buon funzionamento del sistema immunitario,
ripara di notte i danni che la pelle subisce durante il giorno
e, soprattutto, regola la distribuzione di massa magra e massa
grassa, favorendo lo sviluppo della prima e la riduzione della
seconda. Con l’età e già dopo i 18-20 anni,
i livelli ematici di tale ormone tendono a ridursi drasticamente
fino a scomparire quasi del tutto nei soggetti anziani con la conseguenza
di una riduzione della massa muscolare, della forza e un aumento
della componente adiposa, pur mantenendo lo stesso peso.
Al riguardo una metodica estremamente precisa per valutare la
nostra composizione corporea è la DEXA, una sorta di densitometria
corporea computerizzata che presenta, però, costi elevati
e, quindi, di non facile applicazione. Nella valutazione dell’età corporea
del programma anti aging Arpa (AAAP), ad esempio, vengono utilizzate
l’impedenziometria computerizzata e la atropo-plicometria
computerizzata.
La prima consiste in una apparecchiatura che, attraverso degli
elettrodi posti sulla mano e sul piede del paziente, consente di
rilevare dei valori che misurano la resistenza che una particolare
corrente elettrica incontra nell’attraversare il nostro corpo
(il paziente non avverte nulla!!). I dati così ottenuti
vengono analizzati da un computer che misura la quantità di
acqua presente nei tessuti e che, come risultato finale, ci dà la
percentuale di acqua corporea totale, la quota intracellulare e
la quota extracellulare. In condizioni fisiologiche la quota intracellulare
deve essere superiore, circa il 60%, mentre quella extracellulare
inferiore, circa il 40%. Spesso accade di osservare che, invece,
la quota dell’acqua extracellulare aumenta vertiginosamente
determinando una composizione corporea alterata e causando fenomeni
di ritenzione idrica.
La seconda metodica utilizzata è la antropoplicometria
computerizzata e consiste nel raccogliere una serie di dati del
corpo della persona quali il peso, tutte le circonferenze, i diametri
e le pliche cutanee di grasso. Il plicometro altro non è che
una sorta di “pinza” che misura lo spessore del pannicolo
adiposo sottocutaneo. I dati rilevati vengono inseriti in un software
che calcola la massa grassa, la massa magra, la massa metabolica,
l’indice di massa corporea (BMI) nonché i valori di
peso e di composizione corporea desiderabili.
A tale proposito voglio introdurre il tema del peso ideale.
Come ho già ampiamente detto, ritengo che nell’ambito
della Medicina Estetica, identificare il peso ideale, o meglio
desiderabile, è il più importante riferimento nell’intraprendere
cure volte a migliorare inestetismi delle gambe quali la cosiddetta “cellulite”e
anche nella Medicina Anti-Aging raggiungere e mantenere il
peso “forma” risulta tra le basi di ogni tipologia
di cura. Troppo spesso, in questi casi, si pensa che il successo
terapeutico possa essere affidato a farmaci, preparati e metodiche
diverse che, a mio avviso invece, sono in funzione del corretto
equilibrio del nostro peso ideale.
Esistono numerosissimi criteri e formule per la determinazione
del giusto peso, più o meno complessi e più o meno
semplici. Numerosi autori, come ho già detto, hanno cercato
di stabilire dei criteri per identificare i diversi “tipi
morfologici” che caratterizzano l’essere umano. Il
mio, dettato dallo studio e soprattutto dalla esperienza, prevede
come punto di partenza lo studio della morfologia dell’individuo,
prima ancora di parlare di altezza :
personalmente in maniera molto più schematica, identifico
soltanto due tipi di struttura: Habitus ginoide, caratterizzato
da un diametro bi-trocanterico superiore al diametro bi-omerale,
ed un Habitus androide, caratterizzato da un diametro bi-omerale
superiore al diametro bi-trocanterico. Ancora più semplicemente
l’habitus ginoide, tipico della struttura femminile, con
fianchi più larghi delle spalle e quello androide, tipico
della struttura maschile, con spalle più larghe dei fianchi.
Per ognuna delle due strutture ho evidenziato tre gradi e cioè ginoide
I, dove la differenza tra i diametri è minima, ginoide II,
dove la differenza è più consistente e ginoide III,
in cui la differenza è assai accentuata; stessa cosa per
la struttura androide. La distribuzione del tessuto adiposo, nelle
due strutture, è molto diversa in quanto nell’habitus
ginoide il grasso, poco o tanto che sia, tende a localizzarsi a
livello dell’addome e delle gambe, mentre nell’habitus
androide a livello dell’addome e del tronco. Più accentuato
sarà il grado di habitus, ad esempio ginoide III, più netta
sarà la distribuzione regionale del grasso. A questo punto
entra in gioco l’indice di massa corporea o Body Mass Index
(BMI), cioè un numero che si calcola dividendo il peso per
il quadrato dell’altezza. Ad esempio in una persona che pesa
50 chili e che è alta 150 centimetri bisognerà calcolare
50:2,25 = 22,22, dove 50 è il peso, 2,25 il quadrato dell’altezza
(150x150) e dove 22,22 è il BMI.
Comunemente il BMI rappresenta un indice di morbilità,
cioè esprime il potenziale fattore di rischio per la salute
legato al peso; tale numero, fisiologicamente, dovrebbe essere
compreso all’incirca tra 19 e 24 per le donne e tra 23 e
27 per gli uomini. Spesso, però, la fisiologia non considera
l’armonia che, nella valutazione di un corpo, ha una
grande importanza. Un peso desiderabile sia da un punto di vista
fisiologico che armonico, quindi, dovrà tener conto di un
indice di massa corporea nella norma che, a seconda della struttura
della persona, potrà tendere verso il basso o verso l’alto
della scala dei valori consentiti:
nella donna con una struttura ginoide tra 19 e 20, nel terzo grado
(Ginoide III), tra 20 e 21, nel secondo grado (Ginoide II) e tra
21 e 22, nel primo grado (Ginoide I); nella donna con struttura
androide tra 21 e 22 nel primo grado (Androide I), tra 22 e 23,
nel secondo grado (Androide II) e tra 23 e 24 nel terzo grado (Androide
III). Struttura ginoide e struttura androide di primo grado sono
equiparabili in quanto costituiscono una sorta di habitus “misto”.
Nell’uomo vale lo stesso principio: BMI tra 26 e 27 nella
struttura androide di terzo grado, tra 25 e 26 in quella di secondo
grado, tra 24 e 25 in quella di primo grado, tra 24 e 25 nel primo
grado della struttura ginoide e tra 23 e 24 nel secondo grado della
struttura ginoide. Praticamente quasi inesistente, soprattutto
nelle razze occidentali, un uomo con struttura ginoide di terzo
grado.
Prendiamo ad esempio due giovani donne della stessa età e
della stessa altezza, 170 cm (il quadrato di 170 è pari
a 2,89): una con spalle molto più larghe rispetto ai fianchi
(androide III) ed un’altra con fianchi molto più larghi
rispetto alle spalle (ginoide III). La prima dovrebbe avere un
BMI vicino a 22, mentre la seconda vicino a 19. Questo vuol dire
che la prima delle due donne di 170 centimetri di altezza dovrebbe
pesare intorno ai 64 chili (64:2,89=22,1), mentre la seconda intorno
ai 55 (55:2,89=19).
In conclusione una donna con una struttura ossea dai fianchi molto
più larghi rispetto alle spalle, tipica della struttura
mediterranea, per valutare allo specchio la sua silhouette, dovrà osservare
prima le gambe, quindi l’addome ed, infine, seno e viso,
quindi dovrà avere un BMI compreso tra 19 e 20 affinchè il
suo peso sia fisiologicamente ed armonicamente davvero desiderabile!
PROTOCOLLO ALIMENTARE e TERAPIA IDROPINICA A BASSO
RESIDUO
PRIMA FASE ALIMENTARE
(dalle due alle quattro settimane)
DIGIUNO PROTEICO (sec. BLACKBURN) MODIFICATO
CORPI CHETONICI
- Forniscono il 25% dell’energia richiesta
- Facilitano l’utilizzazione degli acidi grassi liberi
da parte del cervello che trasforma la sua fonte energetica utilizzandoli
per l’80% del suo metabolismo
- Circolano liberamente nell’organismo penetrando nelle
membrane cellulari in quanto non necessitano di proteine vettrici
QUINDI
- Utilizzazione totale dell’energia fornita dal T.A. che
si riduce
Tale programma , a mio avviso troppo rigido e limitante, è stato
da me modificato:
- per le prime due settimane, esclusione di carboidrati semplici
e complessi e di grassi; tutti gli altri alimenti (carni bianche,
carni rosse, pesce, uova, frattaglie, verdure) in quantità libere.
- Terza settimana, reintroduzione della prima colazione (latte
e biscotti) e dell’olio extra vergine di oliva
- Quarta settimana, reintroduzione di yogurt e frutta
SECONDA FASE ALIMENTARE
(dalle quattro alle sedici settimane a seconda dei casi)
Dieta settimanale bilanciata (generalmente tra le 1400 e le 1800
Kcal) dove i più importanti carboidrati complessi (pasta,
riso, pizza) vengono prescritti a giorni alterni.
TERZA FASE ALIMENTARE (mantenimento)
(dai tre ai sei mesi)
Controllo periodico del peso raggiunto e delle abitudini alimentari
in assenza di regime alimentare quotidiano
Infine, accanto alle tre fasi alimentari previste dal protocollo,
utilizzo due tipi di tisane medicinali con erbe selezionate in
purezza (il principio attivo della pianta può variare fino
a 50 volte a seconda della selezione e della coltivazione!), due
integratori naturali e una terapia idroponica a basso residuo:
La prima tisana è formulata con erbe ad azione diuretica
(ciliegio, fucus), tannino-simile (zea mais) e rilassante (lavanda).
La seconda è formulata con erbe ad azione depurativa (tarassaco,
carciofo) e lassativa (cassia).
Il primo integratore è a base di fibre solubili in acqua
per ridurre il senso di fame e per rallentare la velocità di
assorbimento di glicidi e lipidi.
Il secondo integratore è a base di L-Arginina come precursore
del GH.
L’ACQUA IN MEDICINA ESTETICA
In Medicina Estetica spesso molte affezioni e numerosi inestetismi
vedono l'acqua come protagonista nell'ambito di molte terapie.
L'acqua riveste un ruolo primario nei processi di depurazione del
nostro organismo.
Infatti, essa partecipa direttamente alla rapida eliminazione delle
cosiddette tossine da parte degli organi deputati a questo lavoro.
In particolare noi sappiamo che il nostro organismo elimina le
sostanze di rifiuto attraverso l'intestino (con le feci), l'apparato
urinario (con le urine), l'apparato respiratorio (con la respirazione)
e la pelle (con la sudorazione). L'acqua quindi interferisce direttamente
e contemporaneamente attraverso questi quattro organi favorendo
l'eliminazione delle sostanze di degrado. Da ciò si evince
che in ogni processo di depurazione del nostro organismo bere acqua è fondamentale.
E' altresì molto importante conoscere che le acque da bere
non sono tutte uguali e che a seconda dell'effetto che vogliamo
ottenere da esse dobbiamo saperle riconoscere e quindi sceglierle
correttamente.
Nelle acque minerali in commercio deve, per legge, essere sempre
presente l'analisi chimica e chimico-fisica dell'acqua in oggetto
e attraverso questa chiunque può essere in grado di orientarsi
verso quella più idonea al suo scopo.
Fino a pochi anni fa le acque minerali venivano suddivise in tre
grandi gruppi: quelle minerali propriamente dette (con residuo
fisso superiore a 500mg/l), quelle medio minerali (con residuo
fisso superiore a 250mg/l) e le oligominerali (con residuo fisso
inferiore a 250mg/l).
LA TERAPIA IDROPINICA A BASSO RESIDUO
La terapia idropinica rappresenta un particolare tipo di cura
che si avvale dell’introduzione nel nostro corpo di un certo
tipo e di una certa quantità di acqua, attraverso il bere,
in grado di produrre significativi effetti terapeutici sull’organismo.
La principale funzione di tale cura, a basso residuo, si
traduce in un notevole aumento della velocità con la quale
il nostro organismo si depura eliminando le sostanze di degradazione,
di rifiuto; in altre parole attraverso la terapia idropinica a
basso residuo il nostro organismo si disintossica più velocemente.
Il
processo di disintossicazione dell’organismo, che non può prescindere
da un’adeguata igiene alimentare, fisica ed ambientale, avviene,
essenzialmente, mediante l’azione di quattro importanti organi
che eliminano le scorie dal nostro corpo:
- L’intestino, attraverso le feci
- I reni, attraverso l’urina
- La pelle, attraverso il sudore
- I polmoni, attraverso la respirazione (espirazione)
L’acqua agisce contemporaneamente su tutti e quattro gli
organi suddetti,
rendendo più rapido ed efficiente il processo di eliminazione
delle scorie.
Le
linee guida dei consumi alimentari degli italiani proposte dal
Ministero della Salute (LARN), suggeriscono di assumere un millimetro
d’acqua al giorno per chilo di caloria consumata; quindi
un uomo di media corporatura che non fa molta attività fisica
dovrebbe ingerirne circa 2litri – 2 litri e mezzo, ed una
donna con le stesse caratteristiche 1,7 – 2 litri. Nelle
terapie idropiniche a basso residuo tali quantità possono
persino triplicarsi!!!
Non
tutte le terapie idropiniche sono uguali e non tutte possono avere
gli stessi effetti: la differenza la fa il tipo di acqua utilizzata.
Molti
studi dimostrano come l’acqua minerale non sia una semplice
bevanda, ma presenti caratteristiche biologiche presenti negli
elementi in essa disciolti che le conferiscono importanza e proprietà diverse.
Di
fondamentale importanza è la conoscenza dei diversi tipi
di acque minerali da bere che sono classificate in base al loro
RESIDUO FISSO a 180°. Tale valore che, per legge deve comparire
su ogni etichetta di un’acqua minerale in commercio, esprime
la quantità complessiva dei sali disciolti nell’acqua:
quindi un basso residuo fisso identificherà un’acqua
con pochi sali, cosiddetta “leggera”, e viceversa.
Le
acque minerali vengono così classificate:
Acque minimamente mineralizzate
sono acque minerali con un residuo fisso inferiore o uguale a 50
mg/litro
Acque
oligominerali
sono acque minerali con residuo fisso compreso tra 51 e 500 mg/litro
Acque
medio minerali
sono acque minerali con residuo fisso compreso tra 501 e 1500 mg/litro
Acque
ricche di sali minerali
sono acque minerali con residuo fisso superiore a 1500 mg/litro
La terapia idropinica a basso residuo, prevede l’assunzione
di grandi quantità (3, 4, 5 litri al giorno) di acqua minimamente
mineralizzata; tale tipo di acqua presenta, come già detto,
minime quantità di sali in essa disciolti, quindi il suo
assorbimento intestinale è rapidissimo.
Tutto questo rende estremamente veloce il processo di depurazione
a cui si è accennato in precedenza e facilita un aumento
della diuresi senza affaticare la funzione dei reni.
Tuttavia va ricordato che, per reintegrare l’organismo di
sali minerali, ad esempio dopo un’abbondante sudata, l’acqua
minimamente mineralizzata non è indicata in quanto “povera” di
sali.
Durante la terapia idropinica a basso residuo, l’acqua in
oggetto può essere assunta in qualsiasi momento della giornata
anche se è preferibile berla a stomaco vuoto, non fredda
e non gassata, proprio per facilitarne la velocità di assorbimento.
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Data ultima revisione: Gennaio 2007