1Bertuzzi G., 2Marzola A., 3Angelini P.
1 Master in Medicina Estetica,
Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli
Studi di Roma “Tor Vergata”.
2 Studio Fisioterapico “Marzola”,
Foligno (PG).
3 Dipartimento di Biologia Vegetale e Biotecnologie
Agroambientali e Zootecniche, Università degli Studi di
Perugia,
“L’arte della medicina non può essere
né ereditata né copiata dai libri”
Paracelso
“Il Signore ha creato medicine della terra
E colui che è saggio non le aborrirà”.
Ecclesiasticus 38.4
“La strada che conduce verso la salute
consiste nel farsi un bagno aromatico e un massaggio profumato
al giorno”
Ippocrate
Le medicine “non convenzionali o complementari” (Agopuntura,
Omeopatia, Fitoterapia, Aromaterapia, Medicina Tradizionale Cinese,
Medicina Antroposofica, Omotossicologia, Medicina Ayurvedica, Chiropratica
e Osteopatia) nel mondo occidentale vengono usate dal 30-35% dei
cittadini europei e da oltre il 50% dei cittadini statunitensi
(Vickers, 1998). Le cause di questa grande espansione sono l’efficacia,
dimostrata dalle numerose analisi dei risultati ottenuti, la tollerabilità e
il particolare rapporto tra terapeuta e paziente.
L’ attributo “ non convenzionale”, l’appellativo
più diffuso in Italia, non è certamente il più corretto:
infatti sembra porre queste metodologie terapeutiche in contrapposizione
con la medicina accademica, intesa come convenzionale. La definizione anglosassone
invece utilizza il termine CAM (Complementary and Alternative
Medicine) che non va a designare una contrapposizione, ma piuttosto
la complementarietà dei diversi possibili approcci diagnostici
e terapeutici. In tal modo si evidenzia l’integrazione nel
sistema sanitario e la possibilità di utilizzo pratico di
tutte le informazioni provenienti dal paziente.
E’ probabile che questa diversa definizione dipenda dai
diversi sistemi legislativi. In effetti numerosi paesi europei,
quali Olanda, Gran Bretagna, Danimarca, Svezia, Finlandia, Germania,
Francia, Austria, hanno già dato un riconoscimento giuridico
alle discipline mediche non convenzionali; nel nostro Paese, invece,
siamo in presenza di una totale deregolamentazione e di un non
riconoscimento dell'attività dei terapeuti non convenzionali,
medici e non, a parte poche eccezioni presenti nei piani sanitari
di alcune regioni (Lombardia e Trentino Alto Adige).
L’uso della definizione MNC può, quindi, apparire
chiaro solo ad uno sguardo superficiale: cosa è medicina
e cosa è “altro” o alternativo? Siamo capaci
di disegnare questi confini?
Questa operazione è tutt’altro che semplice: infatti
la pratica medica è strettamente unita al contesto socio
culturale ed economico, contesto che non è mai fisso nè immutabile.
Da lungo tempo la nostra cultura ha distinto tra fede religiosa,
credi filosofici e pratiche mediche, mentre in altre società personaggi
come shamani, stregoni o guaritori avevano ed hanno un preciso
e giustificato ruolo.
L’aggettivo “complementari” sembrerebbe quindi indicare
che l’uso di queste medicine potrebbe essere dato in aggiunta
alle medicine convenzionali, una sorta di “ mezzo in più” cui
ricorrere quando le terapie già usate mostrino di non essere
efficaci. Tuttavia, la parola complementare potrebbe non essere
sufficiente a comprendere la vera essenza del problema e potrebbe
ridurre il valore di ricche tradizioni di culture e di sottili
metodologie.
Per un medico che pratica omeopatia o aromaterapia è possibile
che la metodologia preferita diventi prevalente, mentre egli potrebbe
considerare terapie complementari gli analgesici o gli antibiotici
quando essi sono necessari. Inoltre la parola “non convenzionale” è temporanea!
Cosa oggi è “non convenzionale” domani potrebbe
essere “convenzionale”.
Infatti, si può rilevare che già esiste una ampia
area di pratiche mediche e terapeutiche intermedie: pensiamo alle
dietiste, agli psicoterapeuti, alle terapie termali, all’ipnosi
medica, ad alcuni tipi di terapie manipolative (osteopatia), alla
riflesso terapia, alle tecniche di rilassamento, alle terapie con
gli oligoelementi, a quelle con agli antiossidanti derivati da
estratti di piante, all’immunoterapia con estratti batterici
in piccole dosi. Molte di queste pratiche hanno anche dimostrato,
nel corso di anni di studio, il loro completo valore scientifico.
C’è una crescente quantità e qualità di
lavori pubblicati su riviste internazionali riguardanti tecniche
complementari (omeopatia, agopuntura, aromaterapia, ecc.); nuove
riviste che hanno rapporti con questo settore stanno per essere
pubblicate e le attuali pubblicazioni presenti su banche dati internazionali
stanno crescendo a notevole velocità.
L’integrazione tra alcuni sistemi medici non convenzionali
o complementari e il sistema medico culturalmente
dominante rappresenta un grande sfida alle conoscenze scientifiche
ed all’ organizzazione sanitaria.
Uno degli ambiti in cui l’integrazione tra le diverse metodologie
sembra avere maggiori probabilità di successo è quello
della Medicina Estetica. Questa pratica medica, che utilizza metodologie
e tecniche mediche, chirurgiche, fisioterapiche, termali, cosmetiche
ed estetiche rigorosamente documentate, si è assunta il
compito di capire il ruolo dei diversi sistemi che stanno a capo
dell’equilibrio dinamico psicofisico dell’individuo
e di correggerne gli eventuali squilibri ripristinando funzioni
fisiologiche turbate dagli stress emotivi, dalla condotta innaturale
di vita, dagli inquinamenti ecologici e da malattie vere e proprie.
In questo ambito, infatti, anche l’approccio più “convenzionale” tende
ad essere olistico e a prendere in considerazione il paziente nella
sua totalità, intenti che sono propri di tutte o quasi tutte
le medicine non convenzionali. In particolare l’uso dei prodotti
cosmetici a base di oli essenziali ha favorito l’intreccio
tra la Medicina Estetica e l’aromaterapia. Questa terapia
non convenzionale si basa sull’uso degli oli essenziali derivati
da piante intere o da parti di esse. Grazie alla loro capacità di
penetrare a livello cutaneo sono molto efficaci nel migliorare
il trofismo della pelle e nel curare gli inestetismi agendo contemporaneamente
anche sulla psiche, tramite l’olfatto e l’inalazione
delle componenti aromatiche, integrando e armonizzando le diverse
componenti organiche.
In Italia il ruolo storico nella formazione é assunto dalle
Università; si deve tuttavia constatare la carenza di docenti
e di risorse dedicate all’ insegnamento dell’aromaterapia.
Attualmente i percorsi formativi disponibili sono prevalentemente
forniti dagli Istituti privati che da anni operano nel settore.
Nel Master in Medicina Estetica di “Tor Vergata”,
tuttavia, sono presenti delle lezioni dedicate alla introduzione
sulla conoscenza dell’aromaterapia ed alla sua possibile
applicazione pratica nelle flebolinfopatie, nella cosiddetta “cellulite” e
nell’invecchiamento cutaneo.
Troppe volte, però, siamo stati spettatori di cure cosiddette “alternative” che,
in virtù del noto aforisma “è buono e fa bene” oppure
della credenza che ciò che è naturale è sempre
da preferire, hanno condotto ad un pericoloso “fai da tè” privo
di conoscenza dei reali meccanismi d’azione e delle possibili
risposte del nostro organismo.
L’aromaterapia, quindi, potrà anche in futuro avere
maggiori spazi e godere di grande credibilità senza diffidenza
da parte del mondo accademico solo se verrà studiata
ed applicata sempre nel pieno rispetto del più assoluto
rigore scientifico.
Data ultima revisione: Marzo 2007