1Bertuzzi G., 2Marzola A., 3Angelini P.
1 Master in Medicina Estetica,
Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli
Studi di Roma “Tor Vergata”.
2 Studio Fisioterapico “Marzola”,
Foligno (PG).
3 Dipartimento di Biologia Vegetale e Biotecnologie
Agroambientali e Zootecniche, Università degli Studi di
Perugia,
In uno studio molto particolareggiato di Deans et al.,
(1993), sono stati esaminati in dettaglio alcuni oli essenziali
allo scopo di indagare il loro ruolo protettivo nei confronti dei
lipidi insaturi dei tessuti animali. Gli oli hanno mostrato un’azione
come agenti epatoprotettivi nell’invecchiamento dei mammiferi,
inoltre, è stato descritto il loro benefico impatto sui
PUFA (Poly Unsaturated Fatty Acid = acidi grassi polinsaturi),
in particolare sulla lunga catena C20 e C22 degli acidi. Gli oli
essenziali hanno dimostrato anche un effetto positivo sui livelli
dell’acido doco - saesaenoico (DHA) nell’invecchiamento
della retina dei roditori.
La ragione per cui gli antiossidanti sono importanti per il benessere
fisico umano deriva dal fatto che l’ossigeno è un
elemento potenzialmente tossico e può essere trasformato
mediante attività metabolica in più forme reattive
tali come il superossido, il perossido di idrogeno, l’ossigeno
singoletto e radicali idrossilici, complessivamente conosciuti
come ossigeno attivo.
Queste molecole si formano nelle cellule viventi mediante varie
vie metaboliche. Le sostanze chimiche, il fumo, l’esposizione
alle radiazioni UV e a sostanze inquinanti tali come l’ozono,
l’ossido di azoto e il diossido di zolfo, contribuiscono
alla formazione dei radicali liberi. Il superossido è convertito
mediante un enzima, la superossido dismutasi, in H2O2, capace di
penetrare attraverso tutte le membrane biologiche.
La maggior parte dei danni legati a questi composti si pensa sia
dovuta alla loro conversione a ossidanti altamente reattivi tali
come il radicale idrossilico. La formazione di OH da O2 richiede
tracce di ioni metallo catalitici, principalmente ferro e rame.
La capacità del sistema ioni rame/H2O2 a causare seri danni
alle proteine e al DNA è ben conosciuta. Il radicale idrossile è molto
reattivo poiché esso si combina con quasi tutte le molecole
che si rinvengono nelle cellule viventi; le proteine, i lipidi,
i carboidrati e il DNA delle cellule viventi rappresentano i substrati
ossidabili.
Gli eventi secondari includono cambiamenti nella struttura della
membrana, permeabilità e fluidità, destabilizzazione
lisosomiale e stimolazione di apoptosi; la perossidazione dei lipidi
in fine, conduce alla perdita della funzione della membrana e della
sua integrità portando alla necrosi cellulare e alla morte.
I radicali idrossili possono anche reagire con le basi del DNA
e causare mutazioni.
I radicali liberi dell’ossigeno appaiono essere un fattore
importante nelle malattie croniche infiammatorie delle giunture
come l’artrite reumatoide; l’ossigeno singoletto può anche
essere generato nel cristallino dell’occhio e può contribuire
allo sviluppo di cataratte; il superossido e perossido di idrogeno
possono stimolare la crescita di una varietà di tipi di
cellule (di mammifero) maligne.
Diverse sostanze sono state proposte con azione antiossidante in
vivo. Esse includono il beta carotene, l’albumina,
l’acido urico, gli estrogeni, le poliammine, i flavonoidi,
l’ acido ascorbico, i fenoli vegetali, la vitamina E e
alcune sostanze medicinali come gli anti-infiammatori non steroidali.
Essi possono stabilizzare le membrane mediante la diminuizione
della loro permeabilità e mediante la capacità di
legararsi agli acidi grassi liberi.
E’ stato suggerito che gli oli essenziali potrebbero agire
come gli antiossidanti sopra citati. Dorman et al. (1995)
hanno realizzato uno studio sull’attività antiossidante
degli oli essenziali di Pelargonium sp., Monarda citriodora var. citriodora, Myristica
fragrans, Origanum vulgare ssp. hirtum e Thymus
vulgaris effettuando un saggio con acido tiobarbiturico (TBA).
Gli oli hanno mostrato una attiva capacità antiossidante
a livelli di diluizione molto basse. Il rosmarino è da tempo
conosciuto per avere molecole antiossidanti identificate come acido
carnosico, carnasol, acido carsolico, rosmaridifenolo e acido rosmarinico,
rilevati in una frazione solubile in rosmarino (Zeng et al.,
2001). Proprietà antiossidanti sono state rilevate anche
in frazioni dell’olio essenziale (Baratta et al.,
1998; Stashenko, 2002).
Data ultima revisione: Marzo 2007