In Medicina Estetica
spesso molte affezioni e numerosi inestetismi vedono l'acqua come
protagonista nell'ambito di molte terapie.
L'acqua riveste un ruolo primario nei processi
di depurazione del nostro organismo. Infatti, essa partecipa direttamente
allla rapida eliminazione delle cosiddette tossine da parte degli
organi deputati a questo lavoro. In particolare noi sappiamo che
il nostro organismo elimina le sostanze di rifiuto attraverso l'intestino
(con le feci), l'apparato urinario (con le urine), l'apparato respiratorio
(con la respirazione) e la pelle (con la sudorazione). L'acqua quindi
interferisce direttamente e contemporaneamente attraverso questi
quattro organi favorendo l'eliminazione delle sostanze di degrado.
Da ciò si evince che in ogni processo di depurazione del nostro
organismo bere acqua è fondamentale. E' altresì molto importante
conoscere che le acque da bere non sono tutte uguali e che a seconda
dell'effetto che vogliamo ottenere da esse dobbiamo saperle riconoscere
e quindi scieglierle correttamente.
Nelle acque minerali in commercio deve, per legge,
essere sempre presente l'analisi chimica e chimico-fisica dell'acqua
in oggetto e attraverso questa chiunque può essere in grado di orientarsi
verso quella più idonea al suo scopo.
Fino a pochi anni fa le acque minerali venivano
suddivise in tre grandi gruppi: quelle minerali propriamente dette
(con residuo fisso superiore a 500mg/l), quelle medio minerali (con
residuo fisso superiore a 250mg/l) e le oligominerali (con residuo
fisso inferiore a 250mg/l). Oggi invece si distinguono solamente
acque oligominerali, con residuo fisso inferiore a 250mg/l ed acque
minerali, con residuo superiore a 250mg/l.
Il residuo fisso a 180°C di un'acqua ci serve a
capire quanti sali in totale sono disciolti in quell'acqua; più
alto sarà questo numero maggiore sarà la quantità di sali disciolti
in quell'acqua e viceversa.
Nei processi di disintossicazione dell'organismo
dove, per i motivi sovraesposti, è necessario bere molta acqua (dai
due ai quattro litri al giorno) sarà importantissimo scegliere un'acqua
oligominerale e meglio ancora una di quelle con residuo fisso molto
basso (inferiore a 100mg/l) per non sovraccaricare eccessivamente
il lavoro del filtro renale. Sarebbe opportuno scegliere un'acqua
che, accanto a queste caratteristiche, presenti una quantità di
Ioni Sodio (Na+) molto bassa (inferiore a 5mg/l) per evitare possibili
interferenze con fenomeni di ritenzione idrica.
Le acque oligominerali molto povere di sali, però,
non "dissetano" adeguatamente soprattutto durante il gran
caldo e durante esercizi fisici molto intensi. In questo caso sarà
invece opportuno bere in piccole quantità acque molto più ricche
di sali per reintegrare quelli persi in tali periodi.
La terapia termale, sebbene a tutt'oggi molto discussa,
può rappresentare un valido aiuto nell'ambito di terapie integrate
in Medicina Estetica.
Il supporto della terapia termale può costituire
notevole beneficio in particolare nel trattamento della cosiddetta
cellulite (PEFS).
Alcune acque minerali vengono, a tale scopo, somministrate
per crenoterapia esterna (balneoterapia, docce, ecc.).
Le acque minerali più usate per balneoterapia nel
trattamento dello stato cellulitico sono:
- acque solfuree,
- acque salsobromoiodiche,
- acque salsosolfate,
- acque carboniche.
Acque solfuree
Ne esistono di vari tipi, caratterizzati dalla presenza di altri elementi
oltre all'idrogeno solfato importanti biologicamente: cloruro di sodio,
iodio, bromo, bicarbonati che possono modificare l'azione delle acque
solfuree. Sono comunque importanti i composti dello zolfo colloidale,
solfuri, polisolfuri, acido solfidrico, tiosolfati e idrosolfati,
tutti molto instabili (per cui è importante un impiego immediato delle
acque che li contengono subito dopo la loro emergenza) in quanto possono
condizionare la loro attività terapeutica.
La temperatura alla sorgente delle acque solfuree
varia moltissimo, dalle fredde (fino a 20°C) alle ipotermali (dai
20°C fino ai 30°C circa) alle ipertermali (oltre i 30-35°C); nel
trattamento della cellulite si utilizza la termalità.
Il solfo di queste acque viene assorbito attraverso
la cute sotto forma di H2S.
I meccanismi d'azione delle acque solfuree sono
l'azione trofica, la stimolazione vagale a livello periferico, l'aumento
della permeabilità e pervietà capillare.
Le acque che contengono cloruro di sodio sono solitamente
ad alto contenuto salino, ipertoniche (la solfurea iodica di Sirmione),
e presentano azione disimbibente; indicate quindi in presenza di
edemi.
Le acque solfuree verranno utilizzate, nel trattamento
della cellulite, per balneoterapia in vasca per bagno caldo a 38°C
o in piscina natatoria a 30°C, si effettuano anche docce e bagni
parziali.
Acque salsobromoiodiche
Caratterizzate dalla presenza di grandi quantità
di cloruro di sodioed in misura minore dala presentza di iodio,
bromo, calcio, magnesio, ecc.
Nel trattamento della cellulite si preferiranno
acque termali o ipertermali e ipertoniche.
Le acque a residuo fisso molto alto vengono diluite
onde mantenersi intorno ai 100 g. di sale per litro, come livello
massimo.
L'azione delle acque salsobromoiodiche diretta
sulla cute è soprattutto antiflogistica, utile nei disturbi circolatori
veno- linfatici ed in particolare negli esiti di flebiti, di periflebiti
e di linfangiti.
Il meccanismo d'azione riguarda fenomeni di assorbimento
e di impregnazione dei cristalli salini da parte della pelle. La
ipertonia di tali acque produce modificazioni fisico-chimiche a
livello cellulare ed in particolare i fenomeni di compenso idrico
interessano gli spazi intracellulari e le strutture vasculo-tissutali;
sembra anche riconosciuta una tendenza al riassorbimento degli essudati.
Il bagno, nel trattamento della PEFS, verrà praticato
con acque a concentrazioni da 2 a 10 gradi Beaumè con una temperatura
utile di 38°C per una durata del bagno che andrà dai 15' ai 40';
un ciclo è costituito da circa 15/20 bagni.
Oltre alla PEFS questo tipo di acque è indicato
per vasculopatie periferiche, linfatismo e alcuni autori riferiscono
anche obesità.
Acque salsosolfate
Di minore importanza rispetto alle precedenti,
possono essere impiegate (le ipertoniche) per analogo meccanismo
d'azione ed effetto terapeutico; possono essere utilizzate senza
diluizione in quanto le concentrazioni di sali sono inferiori rispetto
alle acque salsobromoiodiche.
Acque carboniche
Le acque carboniche sono acque a varia mineralizzazione
contenenti una rilevante quantità di CO2 (oltre 300 cc per litro).
La balneoterapia con queste acque si effettua a
temperatura più bassa rispetto a quella dei bagni che utilizzano
altre acque minerali, sia perchè nel bagno carbonico il punto indifferente
di temperatura è più basso che nell'acqua comune, sia perchè il
contenuto di CO2 di un'acqua carbonica varia in ragione inversa
alla temperatura. Lo liberazione di CO2 produce una sensazione di
calore per iperemia dovuta all'azione continua delle bollicine di
gas sulla cute. Si inizia con temperature del bagno di 36°C, diminuendo,
per quanto riguarda il trattamento della cellulite, sino ad un minimo
di 33°C.
L'arrossamento della cute immersa nell'acqua (eritema
reattivo, nettamente delimitato rispetto alla parte del corpo non
immersa) e la soggettiva sensazione di calore, sono infatti connessi
con fenomeni vascolari, con l'aumento di apertura del lume dei capillari
cutanei.
La durata del bagno, che all'inizio del trattamento
non deve superare i 5-10 minuti può raggiungere in seguito i 20'.
Si consigliano in genere cicli di 12-15 bagni consecutivi o al dì
alterni.
Esistono altre forme di trattamenti termali che
utilizzano come componente acque minerali.
Il fango termale deriva dalla associazione
tra una argilla e l'acqua minerale.
Le qualità adatte al suo utilizzo sono essenzialmente
le seguenti:
1. plasticità: proprietà di mantenere le qualità
di una "pasta cosmetica", pur contenendo elevata quantità
di acqua;
2. capacità di ritenere calore: è legata alla natura
del fango ed alla quantità di acqua contenuta.
L'azione terapeutica dei fanghi, anche se condizionata
dalla loro composizione chimica e dalle caratteristiche fisiche,
è in gran parte dovuta allo stimolo termico esercitato sulla superficie
cutanea. Per la particolare coibenza termica del fango è infatti
possibile porre a contatto della cute temperature che non sarebbero
altrimenti tollerabili.
L'azione del fango induce ripercussioni generali,
oltre a quelle locali, con punto di partenza nell'apparato cutaneo.
Si sono constatati fenomeni reattivi dovuti alla intensa stimolazione
metabolica, con attivazione di particolari enzimi. Risultano comunque
interessate la reattività flogistica ed il trofismo tissutale.
La temperatura ottimale di applicazione del fango
è di 40°-45°, eccezionalmente può raggiungere valori di 55°C. Un
ciclo di fangature dura normalmente 15 giorni. Il fango viene utilizzato
per il trattamento della cellulite soprattutto in stazioni termali
solfuree e salsobromoiodiche, anche se, volendo sfruttare la sola
azione termica si può fare ricorso anche ad altri tipi di fango.
Esiste in commercio un fango artificiale misto a paraffine che dà
buoni risultati.
All'applicazione di fango si fa in genere seguire
doccia e massaggio.
L'antroterapia
L'antroterapia è una metodica crenoterapica in
cui lo stimolo calorico rappresentato da vapore o da aria agisce
in modo globale direttamente sulla cute (e per inalazione sull'apparato
respiratorio). Il trattamento viene effettuato in "grotte naturali"
(calore umido) o in "stufe naturali" (calore secco).
Nell'interno delle grotte umide scaturiscono sorgenti
ipertermali che provocano la saturazione di vapore nell'ambiente.
La temperatura varia dai 27° ai 70° (condizioni ideali fra 30°-
45°). Nelle stufe la temperatura è più elevata (da 50° a 70° ed
oltre), l'aria calda e secca proviene da crepacci naturali.
Il meccanismo d'azione di questa metodica crenoterapica
per il trattamento della cellulite può sintetizzarsi nell'azione
stimolante del ricambio, nell'intensa vasodilatazione periferica,
nella notevole eliminazione di acqua.
Fisiochinesiterapia termale
Associa alle azioni specifiche delle acque minerali
e della chinesiterapia, quelle legate all'acqua come elemento fisico.
Queste ultime, legate alla temperatura dell'acqua, si possono così
sintetizzare: effetto miorilassante e vasodilatatore con acqua calda,
effetto tonico con acqua fredda. Altra azione importante è quella
legata alla pressione di galleggiamento che, eliminando gran parte
della forza di gravità, favorisce il movimento. Si tratta dunque
di una metodica caratterizzata dall'integrazione del\ mezzo fisico
con quello termale.
Tra le metodiche fisiochinesiterapiche più significative
per il trattamento della cosiddetta cellulite ricorderemo la balneoterapia,
le docce, l'idromassaggio, la massoterapia.
Balneoterapia
Della balneoterapia tradizionale con acque minerali
si è già parlato ricordando le indicazioni crenoterapiche per la
cosiddetta cellulite. E' utile però integrare questo discorso con
accenni sulla balneoterapia ozonizzata.
Balneoterapia ozonizzata
Si fa gorgogliare nell'acqua dell'aria ozonizzata
dove l'ozono meccanicamente, mediante le bollicine gassose di O3,
agisce sulla pelle, immersa nell'acqua, come vettore del soluto
minerale. Abbiamo quindi sulla cute un'azione di natura vasoattiva.
Risulta particolarmente utile associare l'ozono
alle acque salsobromoiodiche anche se è possibile l'associazione
con altri tipi di acqua.
Come per la balneoterapia con acque carboniche
anche quella ozonizzata presenta diversi effetti sulla cosiddetta
cellulite: miglioramento del microcircolo, miglioramento del trofismo
cellulare, stimolo sul ricambio idro-salino e sull'attività tiroidea.
Docce
E' questa una metodica idroterapica per caduta
o getto d'acqua ad una determinata pressione.
Quindi avremo l'azione meccanica per l'urto determinata
dall'acqua associata all'azione della temperatura. Le docce potranno
essere fisse o mobili, queste ultime con un tubo flessibile orientato
dal fisiuoterapista.
La doccia, a seconda della temperatura, potrà essere
o fredda o calda o scozzese o alternata e la pressione non sarà
mai inferiore ad una atmosfera nè superiore a 3.
Esistono docce locali o generali dove quelle locali
presentano un doppio effetto: uno dovuto alla temperatura dell'acqua,
della pressione ed alla durata; un altro dovuto alle azioni riflesse
degli organi collegati per via nervosa con la zona cutanea investita
dalla doccia.
E' possibile praticare contemporaneamente alla
doccia il massaggio o idromassaggio (massaggio subacqueo).
Massoterapia
Tra le metodiche in campo termale il massaggio
rappresenta uno dei mezzi fisioterapici più largamente impiegati
ed in particolare il Drenaggio Linfatico Manuale secondo Vodder
ed il massaggio iperemizzante. Entrambi agiscono migliorando il
microcircolo ed in particolare quello iperemizzante permette la
penetrazione in profondità dei corpi attivi presenti sulla cute.
Questa metodica in genere segue l'applicazione
termica e precede la chinesiterapia, deve essere praticato da mani
esperte e solo con una precisa indicazione per evitare possibili
effetti dannosi.
Per approfondimenti si veda Bibliografia.
Data ultima revisione: Gennaio 2007